giovedì 15 gennaio 2015

Un idea per l'indipendenza energetica. Senza bruciare nulla!

In questi giorni imperversa la speculazione sul petrolio, con l'Arabia Saudita in primis che vuole fare le scarpe ad altri concorrenti dei paesi mediorientali, che poggiano i loro conti pubblici su valori del petrolio di 100 dolarial barile, ed occidentali, alle prese invece con il petrolio da scisto, sistema economicamente vantaggioso con un prezzo di 70/80 dollari al barile.
Ma nonostante le montagne russe del prezzo del petrolio che ci aspettano nei prossimi mesi,  il sogno dell'indipendenza energetica resta sempre molto affascinante e più che mai attuale.

Oggi vi segnalo la straordinaria opportunità legata al fotovoltaico abbinato alle pompe di calore elettriche.
Un impianto pilota da me seguito (installato da GEOPOWER di Chiavari), sta dando risultati notevoli. Mi riferisco ad un'abitazione di 120 mq ben isolata con riscaldamento a pavimento. Pensate che nei primi mesi del riscaldamento, novembre e dicembre, sono stati consumati dal generatore, pompa di calore aria/acqua, soltanto 300 kwh elettrici.
Considerando che l'energia viene prodotta da un impianto fotovoltaico (1/3 in autoconsumo e 2/3 in prelievo in scambio sul posto) di fatto si può stimare il costo di questi 2 mesi per il riscaldamento in 18 euro!


I 1000 kwh termici (300 x COP medio 3,5), senza contare le dispersioni legate ai rendimenti dei singoli generatori a combustione, con una caldaia a biomassa costerebbero circa € 70, con una caldaia a gas circa € 90, con il GPL o Gasolio circa 140/190.

Inoltre chi si riscalda con pompe di calore elettriche, non brucia alcun combustibile, ha diritto alla nuova tariffa D1 emanata dall'AAEEG lo scorso luglio e i generatori elettrici sotto i 12 kw, come la pompa di calore aria/acqua in esame, non sono soggetti a censimenti o bollini di collaudi.

Pompe di calore aria/acqua e fotovoltaico. Il futuro dell'energia è nell'elettrico

L'orto e l'humus di lombrico

Coltivare la terra, uno dei primi gesti che ha contribuito a creare la civiltà umana, fa parte di quelle azioni che abbiamo radicato in noi, in millenni di evoluzione.
Oggi, nell'epoca della globalizzazione e della grande distribuzione, con la disponibilità a buon mercato di beni e cibo di qualsiasi natura e provenienza, il dedicarsi alla terra appare istintivamente tempo perso o al massimo un passatempo.
Siamo sicuri che invece non possa essere qualcosa di più?
Per esempio coltivare un orto insegna valori spesso dimenticati o trascurati. Come il rispetto dei cicli e dei tempi della natura, l'arte del saper aspettare e dei ritmi biologici. Ci permette di apprezzare i risultati del lavoro delle nostre mani, cosa che per molti di noi dediti al professioni intellettuali, è cosa spesso assai rara.
Insomma cose poco di moda ma utili strumenti per affrontare con più serenità questa fase di declino, seppur lento, della nostra economia, che tutti si ostinano a chiamare crisi.
Nella foto la mia serra, con sistema di produzione humus da lombrico.
Il letame delle galline e la frazione umida della mia abitazione finiscono in una lettiera con lombrichi. Questi trasformano le sostenze organiche in sofficie e fertilissimo humus!


Serra fertilizzata con produzione humus da lombrico